Corte d’Appello di Trento: sì alla maternità surrogata per due padri gay

La corte di appello di Trento tramite un’ordinanza (cliccare qui per visualizzarla) ha disposto, e quindi ha dato la possibilità a due uomini, (entrambi maschi) di essere considerati padri di due bambini nati negli Usa grazie alla maternità surrogata.

Si tratta di una pronuncia di assoluta rilevanza, in quanto è la prima volta che un giudice applica i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con  la sentenza n. 19599/2016,

Cos’è la maternità surrogata

La maternità surrogata si definisce tale, quando una donna accetta di affrontare gestazione e parto per conto di terzi.

Esistono due tipi di maternità surrogata

Surrogazione gestionale:

Sono trasferiti, nell’utero della madre surrogata, embrioni formati con il seme del padre e della madre (o comunque di donatori in caso di sterilità di uno dei componenti della coppia). Viene utilizzata da donne quando, per vari motivi, non sono in grado di sostenere una gravidanza.

Surrogazione tradizionale:

Il seme del padre viene utilizzato per fecondare la madre surrogata che, quindi, è la madre biologica del bambino (unica forma praticabile da coppie omosessuali maschili) ed in molti paesi è vietata

L’ordinanza in questione, datata 23 febbraio 2017 , secondo Marco Gattusodirettore di Articolo 29stabilisce un “principio importantissimo: l’assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell’ambito di un progetto di genitorialità condivisa” e aggiunge che “si tratta di una ” pronuncia di assoluta rilevanza, per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso

Da come si legge nell’ordinanza, secondo la Corte: “l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite

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