Web Tax: pronta la norma transitoria

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Non è ancora la Web Tax internazionale a cui sta lavorando l’Ocse. E’ solo una norma definita “transitoria” dai suoi stessi promotori “ma è un primo fondamentale passo“. A muoverlo è l’Italia.

L’esigenza è nota. Evitare che colossi mondiali del digitale, paghino imposte irrisorie rispetto al volume d’affari generato, grazie a manovre di elusione.

Ad esempio, grazie a queste manovre, hanno consentito a Facebook, nel 2015, di pagare “solo” 200 mila euro di tasse.




Web Tax: fare come è stato fatto con Google

Lo schema, che ha ottenuto il primo via libera dalla Commissione Bilancio della Camera, si basa sul recente accordo dell’Agenzia Delle Entrate con Google.

L’accordo porterà nelle casse italiane 306 milioni di euro.

Le multinazionali di internet e dell’ Hi tech potranno, in pratica, definire, preventivamente, le imposte da pagare, accordandosi con il Fisco.

Per il pregresso, si potranno pagare le tasse non versate, nei periodi di imposta già scaduti, ma con sanzioni amministrative dimezzate e nessuna conseguenza dal punto di vista penale.

Viene, in questo modo, bypassata la dimostrazione, da parte dello Stato, di una stabile organizzazione della società sul territorio italiano, che fa scattare l’obbligo di pagare le tasse nel paese in cui vengono venduti i servizi e/o prodotti.

Elemento non sempre agevole da identificare. I giganti del Digitale, possono fare affari miliardari in un paese, anche senza impiantare infrastrutture fisiche. Senza creare posti di lavoro.




Solo 2 i requisiti richiesti

  • Ricavi, a livello globale di almeno 1 miliardo di euro, di cui 50 milioni in Italia.
  • Sopra queste soglie, scatta una sorta di “presunzione della stabile organizzazione” con possibilità di accordarsi preventivamente. Si eviteranno accertamenti e contestazioni successive.

Principio condivisibile” per il Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda.

Con la web tax transitoria, si può incassare almeno un miliardo” fa sapere Francesco Boccia, parlamentare PD e storico fautore della norma. Stima una base imponibile elusa di oltre 30 miliardi.




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