Bitcoin e criptovalute anche in Italia

Nel Gennaio del 2009, un esperto di informatica e di Criptografia, che si fa chiamare Satoshi Nakamoto, pubblica su internet un documento intitolato “Bitcoin, una moneta elettronica distribuita sulla rete” Nascono così la prima criptovaluta, il sistema monetario dei bitcoin e una tecnologia innovativa chiamato blockchain o catena di blocchi.




Pochi mesi dopo, viene distribuito in rete, il software open source, che consente di far funzionare la prima moneta che non è garantita da un ente centrale di emissione come possono essere la Federal Reserve Americana o la Banca Centrale Europea.

Quanto sarebbe bello avere una moneta globale senza un intervento centrale” . A parlare è Marco Amadori di Inbitcoin. E continua afferamando che “L’intervento centrale era una necessità tecnologica, non era una necessità del sistema. Noi non sappiamo fare transazioni senza che sia stabilito un vincolo di fiducia tra le parti, quindi usiamo un sistema gerarchico: se abbiamo una persona in comune, di cui ci fidiamo, possiamo interagire. Oggi, questo, viene eliminato dal bitcoin. Posso accettare bitcoin dagli sconosciuti. Quando la blockchain garantisce che la transazione è avvenuta, quindi è stata confermata, la mia controparte, con la quale sta avvenendo la transazione commerciale, si può trovare in qualsiasi parte del pianeta. Può essere l’uomo peggiore della terra, ma non mi può imbrogliare“.




Bitcoin e la sua diffusione

Nonostante la mancanza di un’autorità centrale, o addirittura di un qualsiasi strumento di controllo, migliaia di persone, in tutto il mondo, utilizzano le criptovalute, come bitcoin. Affidano i propri risparmi ad un sistema diffuso in rete, che si basa su un algoritmo progettato dal fantomatico Satoshi Nakamoto. Pseudonimo dietro il quale si nascondono una o più persone di cui non si conosce l’identità reale.

E’ difficile capire per cui vogliono restare ignoti” dice Peter Todd, Bitcoin Core Developer. E continua “Dal punti di vista del funzionamento di bitcoin, è meglio che non ci sia una figura centrale. Se così non fosse, si perderebbe la caratteristica principale del sistema, che è quella di non aver bisogno di una autorità centrale“. Ci tiene a precisare che “Un leader dentro bitcoin, renderebbe tutto il progetto meno interessante. Questo è un progetto a cui si può partecipare senza dover chiedere il permesso a nessuno“. E conclude “Così è molto meglio“.




Bitcoin. La garanzia è lo stesso sistema

Uno degli aspetti più eccitanti del sistema blockchain, è il fatto che, in determinate condizioni, rende inutile la necessità di fidarsi l’uno dell’altro. Due persone o due partner, possono interagire tra di loro, scambiando denaro o altri tipi di garanzie, con la sicurezza che, nessuno dei due, possa pugnalare l’altro alle spalle. Al contrario, in un sistema tradizionale, come quelli che utilizziamo oggi, è necessario fare affidamento su un metodo di controllo: la polizia o il sistema giudiziario. Se qualcuno cerca si pugnalare l’altro alle spalle servono queste strutture di tipo governativo per garantire una sorta di giustizia”. Afferma un esperto del settore.

Il sistema del blockchain, – conclude –  rende tutto ciò completamente inutile. E’ progettato in modo da impedire che qualcuno faccia il furbo. Si tratta di una grande potenzialità. Oggi utilizziamo il blockchain sostanzialmente per gestire il denaro. In futuro, probabilmente, blockchain  sarà utilizzato anche per altri scopi“.




Bitcoin in Italia

Anche in Italia, nel settore del bitcoin, operano organizzazioni e società che non hanno fini puramente finanziari.

A Milano da alcun anni è attivo il blockchainLab. Uno spazio di informazione di progettazione informatica e culturale, che è riuscito ad aggregare l’attenzione di un pubblico vasto ed eterogeneo. Un pubblico che va dai programmatori informatici, ai sociologhi, compresi alcuni rappresentati del mondo finanziario tradizionale. Da tempo, seguono il progetto bitcoin con grande interesse.




Bitcoin: non è l’unica criptovaluta

Alessandro Curioni, scrittore, dal canto suo afferma che. “E’ vero che ci sono circa 800 criptovalute in tutto il mondo, ma se facciamo la conversione monetaria, e quindi una valutazione  che oggi si aggira intorno ai 13 miliardi di dollari, 12 e mezzo sono di bitcoin“. Il tema principale, secondo lo scrittore è quello di chiedersi quanto, il nostro sistema finanziario, sarà disposto ad accettare che esistono delle valute che sono completamente al di fuori del loro controllo. Sottolinea che, secondo lui, il successo del bitcoin è sopratutto psicologico. “Non c’è nessun sistema centrale che controlla“.




Rovereto, la Bitcoin valley Italiana

Per capire meglio come funziona, anche in Italia, la filiera del bitcoin, basta andare a Rovereto in provincia di Tento.

Grazie all’attività di un gruppo di giovani programmatori e ingegneri informatici della società inbitcoin, le criptovalute, sono etrate a far parte oramai, del panorama cittadino. Possono essere tranquillamente utilizzate per acquistare un caffè, fare il pieno alla macchina o magari pagarsi un taglio di capelli ed una messa in piega. E’ nata a Rovereto Inbitcoin.

Rovereto viene definita la bitcoin valley Italiana.




Non crediamo che il bitcoin faccia sparire le banche. Si dovranno adattare. Come è successo con la carta stampata da quando è nato internet

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