Almaviva: se 1666 dipendenti sono stati licenziati del Call Center romano, devono ringraziare la CGIL

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Il fallimento della vertenza Almaviva è colpa della CGILLo mette nero su bianco, il Tribunale del Lavoro di Roma. Ha respinto il ricorso della stessa Organizzazione Sindacale, contro i 1666 licenziamenti e la chiusura della sede romana che gestisce i Call Center.

Una sentenza clamorosa. Mette sul banco degli imputati le rappresentanze sindacali e la gestione della trattativa. C’è stato un profondo scollamento tra i vertici ed i delegati.




Secondo il Giudice, la SLC -sigla della CGIL che si occupa del comparto comunicazione – non solo non ha rispettato gli accordi sottoscritti con Almaviva, causando così la perdita di 1666 posti di lavoro, ma non ha nemmeno chiesto un prolungamento dei negoziati.

Con la richiesta del prolungamento dei negoziati, sarebbe stato possibile un referendum tra i dipendenti.




Almaviva: la consultazione ci fu, ma era fuori tempo massimo

La consultazione, poi, si svolse con la vittoria beffa del “Sì” al piano di salvataggio, contro quindi, l’opinione dei sindacati. Ma fuori tempo massimo. Era Il 27 dicembre del 2016, ma il termine massimo era fissato per il 22 dicembre.

Il 29 dicembre, fallisce l’ultima mediazione al Ministero dello Sviluppo Economico. Le lettere di licenziamento sono già partite. Scoppia la protesta dei lavoratori contro i propri rappresentanti.

La sentenza del Tribunale di Roma, da ragione a chi ha accusato il sindacato per la perdita del posto di lavoro. Almaviva, secondo il giudice, ha agito in modo corretto. I licenziamenti sono legittimi.

Parlando del caso della sede di Napoli, in effetti, dove i delegati hanno accettato l’accordo, 818 persone hanno ancora un lavoro.




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