Si suicida per i debiti, ma non erano veri. Colpa delle banche

Si suicida per i debiti con le banche

Era il dicembre del 2011 e mancavano pochi giorni a Natale. Giovanni Schiavone, imprenditore edile di 54 anni, della provincia di Padova, si tolse la vita con un colpo di fucile.

Era disperato e non riusciva a pagare gli stipendi ai suoi dipendenti. Stritolato dai debiti, le banche gli richiedevano, con insistenza di rientrare dai fidi concessi.




Si suicida per i debiti con le banche, ma le cose non stavano così.

Ad essere in difetto non era Schiavone, ma gli Istituti di credito. A distanza di sei anni, i consulenti tecnici, nominati dal tribunale di Padova, avrebbero appurato che, ad avanzare soldi era l’imprenditore.

Si parla di quasi 200 mila euro a causa di indebiti prelievi dal suo conto corrente. Sugli interessi, applicati dalle banche, per i prestiti a Giovanni Schiavone – secondo le perizie degli specialisti – venivano applicati tassi da usura.

La famiglia dell’imprenditore ha già rifiutato la prima proposta di transazione.




A prescindere dalla questione monetaria, rimane il fatto che, se Giovanni Schiavone, avesse saputo come stanno veramente le cose,  quel grilletto non l’avrebbe mai premuto.

 

 

 

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